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ASSOLUTA BELLEZZA

Febbraio 2019

 

ASSOLUTA BELLEZZA

 

Inizi di Febbraio, isole Lofoten; uno spazio di assoluta bellezza.

 

Un arcipelago di 1.200 km² con 24000 abitanti all’estremo Nord della Norvegia. Un Popolo di Vichinghi storicamente votato alla pesca e da secoli specializzato nella famosa essiccazione del merluzzo Norvegese: lo stoccafisso. E’ curioso che gran parte dello stoccafisso prodotto alle Lofoten sia importato proprio qui in Italia.

Un territorio fatto di montagne acute a strapiombo sul mare, fatto di fiordi, scogliere, isole e spiagge ghiacciate. Una sola strada, transitabile tutto l’anno, percorre l’intero arcipelago con ponti e tunnel sotterranei. Anche per questo qui l’impatto dell’uomo non è invadente.

 

Siamo a circa 200 km dal Circolo Polare Artico, grazie alla corrente del golfo, le Lofoten hanno un clima “relativamente” mite. Febbraio è il mese più freddo e la temperatura storicamente non è mai scesa sotto i -14C°. In questo periodo, metaforicamente parlando, il paesaggio è più piatto e più spento ma sono in molti a credere che il freddo “tira fuori” la parte migliore di questi posti. Io ne sono certo. Paesaggi primordiali che, nella totale semplicità, rendono splendente un ambiente apparentemente anonimo. Un forte impatto emotivo tra le rocce più antiche d’Europa con più di tremila anni.

 

Qui tutto è lontano ma tutto è vicino. Ghiaccio e neve danno un colore uniforme al paesaggio eppure con la luce perfetta ogni cosa si colora magicamente e le fisse forme grigie prendono vita con linee e curve al confine della realtà.

Una luce quasi incomprensibile ci illumina per circa 5 ore; lo sguardo ammira spazi al confine dell’immaginazione aumentando in maniera esponenziale l’intimo rapporto con la terra. Un contatto forte con la natura che impone sane attenzioni e tra venti e silenzi, assimili ancora meglio la ricchezza della vastità. Ecco l’essenza delle “spirito artico”.

 

Prima della partenza penso sempre che nel mio prossimo viaggio lo stupore verrà meno ma, davanti a cotante bellezze, anche quest’anno è arrivata la puntuale smentita!

 

Tra le visioni delle Lofoten l’aurora boreale è in cima alla lista dei desideri. Nelle lunghe notti d’inverno, essendo sopra il circolo polare artico, regala spesso questo naturale spettacolo.

Il fenomeno, causato dall’interazione di particelle solari con la ionosfera terrestre, emette luci di varie lunghezze d’onda generando una danza di colori: verdi, viola gialli, bianchi e azzurri. Per qualche minuto, la magia materializza un vortice luminoso che oscilla follemente nel cielo rischiarendo di colpo l’oscura notte. Questo è il ritmo delle Lofoten. Ogni visione dell’aurora è unica e irripetibile. Forme e colori variano ad ogni apparizione. Non esiste un’aurora uguale ad un’altra, cambia intensità, cambia forma, cambia durata e cambiano i colori. Un’esperienza surreale, un emozione unica capace di sconfiggere nella lunga e gelida notte ogni energico segnale di freddo.

 

Poi c’è il giorno.

Anche con poche ore di luce qui non ci si annoia.

E’ cosa frequente avvistare le aquile di mare sulle coste. Nelle aree più remote dell’arcipelago, ci vivono svariati esemplari. L’Aquila di mare è un rapace maestoso, ha una lunghezza di circa 80 cm e un apertura alare di più di 2 metri. Un uccello che necessita di circa mezzo chilo di cibo al giorno. Negli anni ottanta ha rischiato l’estinzione, ma oggi se ne possono contare 25000 solo in Europa.

Spettacolari sono pure gli avvistamenti che si possono fare nel bel mezzo del Mar Glaciale Artico.

Il capodoglio, un mammifero da 50 tonnellate lungo circa 20 metri, può scendere fino a 2500 metri di profondità usando l’ossigeno che accumula durante una breve sosta in superfice. E’ proprio in questo momento che ho avuto la possibilità di ammirare la sua maestosità. La potente riserva d’aria gli consente di rimanere nei fondali più remoti per più di due ore. E’ Un vero e proprio sommozzatore rintracciabile a distanza per il suo singolare verso. Il capodoglio è il più grande animale dentato ad oggi mai conosciuto, con il cervello più grande di ogni altra creatura vivente sulla Terra: una massa da ben 7 kg. In tempi passati l’uomo ne faceva fortuna cacciandolo, oggi l’unico suo predatore è l’orca. I branchi itineranti di orche attaccano frequentemente i gruppi di femmine con i piccoli, cercando generalmente di separare il cucciolo di capodoglio dalle loro mamme. Solo in questo caso … l’orca è assassina.

Per il resto l’orca è spettacolare, a mio parere il mammifero marino più attraente ed elegante. E’ il più veloce di tutti e grazie alla potente spinta della coda, raggiunge fino 60 km orari. Vederla apparire e scomparire rapidamente nelle gelide acque è entusiasmante. Il maschio può pesare fino a 10 tonnellate e la sua lunghezza si aggira intorno ai 9 metri; solitamente la femmina è più piccola. È difficile capire il numero di individui esistenti nel mondo ma una stima parla di circa 100000 esemplari di cui 75000 solo nell’Artide.

Siamo andati a cercali, consapevoli e speranzosi della loro presenza. Teoricamente in questo periodo dovrebbero arrivare le aringhe in prossimità delle coste del nord delle e per l’orca l’attrazione è fatale. In realtà invece, ci raccontano che, in questi mari negli ultimi anni, le aringhe sono tardive e sempre meno presenti cosa che conseguentemente ne complica di conseguenza l’avvistamento. Per fortuna questa volta la sorte è stata dalla nostra parte facendoci godere uno spettacolo che ha reso il viaggio decisamente più esaltante.

 

Ecco la storia di tante cose in mezzo al niente. La desolazione più stupefacente che abbia mai visto. Vuoti di assoluta bellezza. Un sogno fatto ad occhi aperti poi, come si dice … resta sempre una questione di cuore!

 

 

Mente umana non poteva concepire un panorama così desolato. A destra e a sinistra, a perdita d’occhio, sorgevano, come fossero i contrafforti del mondo, schiere di scogli aguzzi e neri, il cui aspetto tenebroso era ancor più evidenziato dalla schiuma che con la cresta bianca e spettrale gli si avventava senza posa contro, ululando e gemendo. (Edgar Allan Poe, 1841)